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Ludovico Mazzolino (1480 - Ferrare 1528)

Compianto su Cristo morto

1511-1512 olio su tavola centinata, 48,8 x 34,3 cm

  • PROVENIENZA
  • BIBLIOGRAFIA
  • MOSTRE
  • DESCRIZIONE

PROVENIENZA


1986, Torino, galleria Antichi Maestri Pittori di Giancarlo Gallino; collezione privata.

Opera disponibile solo sul territorio italiano.

BIBLIOGRAFIA


- Vittoria Romani, La pittura a Ferrara negli anni del ducato di Alfonso I. Cataloghi, in Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del ducato di Alfonso I, a cura di Alessandro Ballarin, 2 voll., Cittadella (Padova) 1994-1995, vol. I, 1995, p. 239, n. 139; riprodotto nel vol. II, 1994, ill. 196;
- Andrei Bliznukov, Ludovico Mazzolino (c. 1480-1528). Percorso stilistico e catalogo delle opere, tesi di dottorato, Università degli Studi di Firenze, relatore Miklós Boskovits, a.a. 2009, pp. 163-164, cat. 36;
- Andrei Bliznukov, Un compianto sul Cristo morto di Ludovico Mazzolino, in «Atti e memorie della Deputazione provinciale ferrarese di Storia Patria», serie V, I, 2021 (2022), pp. 78-79; 
- Andrei Bliznukov, Ludovico Mazzolino: catalogo delle opere, Firenze 2026, n. 27, pubblicazione prevista per l’autunno 2026.

DESCRIZIONE


Durante il Rinascimento, la scuola pittorica ferrarese si sviluppò sotto l’impulso della potente famiglia degli Este, in particolare con Alfonso I (1505-1534), vero amante di arti e lettere. A questo periodo corrisponde la maturità artistica di Ludovico Mazzolino, artista scomparso prematuramente a causa della peste. L’importante famiglia ferrarese seppe circondarsi di una corte raffinata, che raggiunse il suo apogeo sotto Alfonso II d’Este (1553-1597), alla fine del XVI secolo. 
In questa tavola destinata alla devozione privata, uno dei migliori esempi dell’artista in questo genere, Mazzolino raffigura una scena ricca di dettagli, disposta su due registri. In quello superiore, il Cristo morto, seduto sul proprio sepolcro, è sorretto da Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. I due personaggi maschili ai lati della composizione sono, a destra, San Giovanni Battista, mentre è più difficile identificare il personaggio sulla sinistra. Nel registro inferiore, ai piedi di Cristo, sono rappresentate Maria Maddalena e, sulla destra, un gruppo di quattro donne sedute per terra: tra queste, la prima è la Vergine avvolta nel suo mantello blu e con il volto e le mani pallide. La madre di Cristo è senza dubbio affiancata da Maria di Cleofa, e alle sue spalle è presente Salomè, madre di Giacomo il Maggiore e di Giovanni; è più incerta l’identificazione dell’ultima di queste figure femminili. L’artista ha avuto cura di disseminare il primo piano di piccoli sassolini che riflettono la luce, conferendo al dipinto un aspetto prezioso, una delle qualità tipiche della sua arte. La stessa meticolosità e attenzione ai dettagli si percepisce anche nelle chiome degli alberi e nelle piccole ed espressive figure sulla sinistra in lontananza, dove l'artista raffigura il Golgota e le tre croci; su due di esse si intravedono ancora i due ladroni. Il paesaggio sullo sfondo occupa un posto importante, mentre una resa atmosferica sfumata conferisce grande profondità all'opera. 
Lo stile del nostro artista risente dell’influenza delle opere dal carattere tipicamente arcaico dei pittori ferraresi del Quattrocento, quali Cosmè Tura (1430-1495) e, soprattutto, Ercole De’ Roberti (1451-1496) e Lorenzo Costa (1460-1535). Mazzolino fa propria la vena eccentrica che caratterizza i geni di questa scuola, reinterpretandola alla luce delle proposte più moderne a lui contemporanee di Leonardo, Raffaello e Giorgione. Egli elaborò quindi un’estremamente accentuata poetica dei sentimenti e di grande decorum, come nei decorativi e voluminosi turbanti, tesa verso una raffinatezza delle forme. 
L’artista ha affrontato questo soggetto anche in altre occasioni, come nel dipinto conservato nella Galleria Doria Pamphilj di Roma, datato dal pittore stesso al 1512. Vittoria Romani e Andrei Bliznukov anticipano leggermente la datazione del nostro Compianto su Cristo Morto, collocandolo intorno al 1511-1512. La prima fase della carriera di Mazzolino è poco documentata; la sua opera più antica datata con certezza è il trittico del 1509 raffigurante la Madonna col Bambino tra Sant’Antonio Abate e Santa Maria Maddalena, oggi conservato alla Gemäldegalerie di Berlino. Da quel momento e fino alla morte del pittore nel 1528, si susseguono una serie molto coerente di dipinti caratterizzati da una sintesi stilistica molto personale, che fonde elementi moderni e arcaizzanti, classici e anticlassici, come illustra perfettamente la nostra tavola. 

Ludovico Mazzolino occupa un posto del tutto singolare all’interno della scuola ferrarese: già il devotissimo Ercole I d’Este (1431-1505) gli commissionò diverse opere, tra cui agli affreschi per la nuova chiesa di Santa Maria degli Angeli (distrutta nel 1604). A queste va aggiunta la sua produzione di quadri di piccolo formato per la clientela privata, spesso vicina agli Este. L’arte di Mazzolino riscosse, sin dall’inizio, un grande successo presso un pubblico raffinato ed esclusivo. Innanzitutto, i membri della casata degli Este – Alfonso I, il cardinal Ippolito, don Sigismondo d’Este – furono suoi assidui committenti. In seguito, dopo la devoluzione del ducato di Ferrara allo Stato Pontificio nel 1598, le opere di Mazzolino divennero gioielli che conferivano prestigio alle collezioni romane, tra cui quelle dei Borghese, Pamphilj e Aldobrandini. Con il crollo dello Stato Pontificio sotto l'occupazione napoleonica e le numerose vendite di collezioni romane tra la fine del XVIII e tutto il XIX secolo, molte opere del pittore finirono nelle più prestigiose collezioni inglesi — quelle di William Beckford, Edward Solly, dei Cook, dei Benson e degli Hesketh, solo per citarne alcune.