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Domenico Piola (Genoa 1627 - 1703)

(Genova, 1627 – 1703)

Natività

Olio su tela, cm. 126 x 96.8

  • PROVENIENZA
  • BIBLIOGRAFIA
  • MOSTRE
  • DESCRIZIONE

PROVENIENZA


Forse Genova, collezione Angelo Costa (1901-1976). Vendita Sotheby’s, Londra, 8 luglio 1987, n. 49 (come Domenico Piola); Lugano, collezione privata.

BIBLIOGRAFIA


- A. Orlando, Genova e il collezionismo nel Novecento. Studi nel centenario di Angelo Costa (1901-1976), Torino-Londra 2001, p. 178 n. XCVIII, fig. 185 (localizzazione sconosciuta);
- V. Damian, Pittura italiana tra Sei e Settecento. Un portrait de lévrier par Baccio del Bianco, Galerie Canesso, Parigi 2004, pp. 40-43;
- D. Sanguineti, Domenico Piola e i pittori della “sua casa”, 2 voll., Soncino 2004, 2, n. I.64, p. 399 e 308;
- V. Borniotto, in D. Sanguinetti (a cura di), Domenico Piola 1628-1703. Percorsi di pittura barocca, (catalogo della mostra, Genova, Palazzo Nicolosio Lomellino, Musei di Strada Nuova, 13 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018), p. 79, 128-129, n. 20.

MOSTRE


Domenico Piola 1628-1703. Percorsi di pittura barocca, Genova, Palazzo Nicolosio Lomellino, Musei di Strada Nuova, 13 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018.

DESCRIZIONE


L’opera di Domenico Piola, fondatore della bottega famigliare “Casa Piola”, è raccolta oggi in un catalogo ragionato, beneficio già ottenuto dal figlio Paolo Gerolamo nel 20021. Già prima però, numerosi contributi academici avevano approfondito la carriera di questo fecondo artista che ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo della pittura genovese nella seconda metà del XVII secolo2.
Nella fase giovanile della sua carriera, periodo durante il quale i suoi dipinti erano impregnati del naturalismo del Grechetto (1609-1663/1665), Domenico Piola trattò più volte il tema della Natività.
Con questo soggetto il nostro artista si è cimentato in una composizione monumentale ad affresco che denota ancora l’influenza di Castiglione, si tratta del medaglione per la chiesa di Santa Marta a Genova. Ricordiamo anche l’Adorazione ai pastori (Rocco, chiesa di San Francesco d’Assisi) oppure quella dell’Oratorio della Santissima Annunziata di Spotorno3.
Tutte queste opere hanno in comune una concezione plastica di grande originalità che consiste nel valorizzare il Bambin Gesù ponendolo al centro di un semicerchio attorno a cui sono disposti i protagonisti. Di schiena e in primo piano i pastori sono spettatori e testimoni dell’intimità della scena. La materia pittorica corposa, con cui sono dipinti i bellissimi dettagli del pastore musicista o della donna con il bambino in braccio, si contrappone alle pennellate più leggere e velate dei cherubini che attorniano il Bambin Gesù.
In questo dipinto Domenico Piola si rifà alla tradizione dei notturni dipinti da Luca Cambiaso (1527-1585) come, ad esempio, l’Adorazione dei pastori di Brera a Milano.
Nel nostro dipinto Gesù Bambino è illuminato dalla lux divina, manifestazione fisica della potenza di Dio e, a fortiori, della sua presenza. Il bianco luminoso, con il suo forte valore simbolico, si oppone alle tonalità brune e monocrome. La contrapposizione marcata tra luci e ombre contribuisce all’elaborazione della struttura della composizione donando spazialità a tutto l’insieme.
La scena è ambientata all’esterno di una stalla e la struttura è concepita come una quinta scenografica che, con la colonna di sinistra, inquadra la composizione.
Piola fonde gli aspetti drammatici e visionari di questa luce divina, che irradia letteralmente la scena, con gli aspetti più narrativi e aneddotici rappresentati dagli animali tanto cari al Grechetto. Le pennellate spesse e marcate, vicine alla tecnica di quest’ultimo, ci consentono una datazione attorno alla fine degli anni ‘40 del XVII secolo.
Grazie al biografo Ratti sappiamo che Piola fu inizialmente apprendista presso suo padre e successivamente presso suo fratello, entrambi deceduti prematuramente nel 16404.
Per lo sviluppo del suo stile restano fondamentali lo studio degli affreschi di Perin del Vaga (1501-1547) per la villa di Andrea Doria a Fassolo e il naturalismo di Castiglione. A questi si aggiunge l’influenza della pittura di Valerio Castello (1624-1659) impregnata di manierismo lombardo.
Alla morte di quest’ultimo, Piola diventa il principale protagonista sulla scena genovese delle grandi decorazioni ad affresco o della pittura di soggetto religioso per committenze private. Dopo la sua scomparsa queste grandi imprese verranno riprese dai suoi figli.

Note:
1 - A. Toncini Cabella, Paolo Gerolamo Piola. E la sua grande Casa genovese, Genova 2002.
2 – E. Gavazza – F. Lamera – L. Magnani, La pittura in Liguria. Il secondo Seicento, Genova 1990; E. Gavazza – L. Magnani, Pittura e decorazione a Genova e in Liguria nel Settecento, Genova 2000; F. Lamera, Biografia di Domenico Piola, AA. VV., Domenico Piola. Frammenti di un barocco ricostruito. Restauri in onore di Ezia Gavazza, (catalogo della mostra, Genova, Museo dell'Accademia Ligustica di Belle Arti, 22 marzo - 11 maggio 2003), pp. 26-28. Il Dott. Daniele Sanguineti sta preparando uno studio su Domenico Piola.
3 – E. Gavazza – F. Lamera – L. Magnani, La pittura in Liguria. Il secondo Seicento, Genova 1990, fig. 20, 25, 26.
4 - C.G. Ratti, Delle Vite de' pittori, scultori ed architetti genovesi e dei forestieri che in Genova hanno operato, 1769, (Genova 1965, Bologna 1969), II, p. 29-51.