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Bernardo Strozzi

Genova, 1581– Venezia, 1644

Vaso di peonie con altri fiori e frutti

olio su tela, 54 x 70 cm

  • PROVENIENZA
  • BIBLIOGRAFIA
  • MOSTRE
  • DESCRIZIONE

PROVENIENZA


Genova, presso il restauratore Berlan nel 1968 (secondo Manzitti 2013, p. 241); Lugano, collezione Orazio Bagnasco (1927-1999); per via ereditaria Londra, Sotheby’s, 3 luglio 2013, lotto 35; Ginevra, collezione privata.

BIBLIOGRAFIA


- Bertina Suida Manning, Bernardo Strozzi as Painter of Still Life, in «Apollo», n. 278, aprile 1985, pp. 250-51, ill. XVI;
- Piero Pagano, Maria Clelia Galassi, La pittura del '600 a Genova, Milano 1988, s.n., fig. 539;
- Alberto Cottino, Bernardo Strozzi, in La natura morta in Italia, Milano, I, 1989, p. 119;
- Daniele Sanguineti, in Bernardo Strozzi, Genova 1581/82-Venezia 1644, cat. della mostra a cura di Ezia Gavazza, Giovanna Nepi Sciré e Giovanna Rotondi Terminiello, Genova, Palazzo Ducale, 6 maggio – 6 agosto 1995, pp. 230-231, n. 66;
- Véronique Damian, Une nouvelle contribution sur la nature morte lombarde: deux inédits. Une collection de natures mortes, Paris, Galerie Canesso, 2002, p. 20, fig. 2;
- Camillo Manzitti, Bernardo Strozzi, Torino, 2013, p. 241, n. 384;
- Anna Orlando, Genio ed estro. Quadri «da stanza», nature morte e ritratti di Bernardo Strozzi per la commuttenza privata, in Bernardo Strozzi 1582-1644, la conquista del colore, cat. mostra Genova, Palazzo Nicolosio Lomellino, 11 ottobre 2019 – 12 gennaio 2020, pp. 148, 152, fig. 98.

 

MOSTRE


Bernardo Strozzi, Genova 1581/82-Venezia 1644, a cura di Ezia Gavazza, Giovanna Nepi Sciré e Giovanna Rotondi Terminiello, Genova, Palazzo Ducale, 6 maggio – 6 agosto 1995.
 

DESCRIZIONE


Questa natura morta di fiori e frutta, di straordinaria freschezza, è una festa di colori ulteriormente esaltati dalla scelta di un luminoso sfondo beige-oro che ricorda la Canestra di frutta di Caravaggio (Milano, Pinacoteca Ambrosiana). La materia generosa, impastata e vivida rivela l’evidente piacere con cui l’artista ha raffigurato ogni dettaglio. La composizione, dominata da un meraviglioso bouquet di peonie bianche e rosa in un vaso di vetro trasparente – altra citazione caravaggesca – è organizzata in tre gruppi allo stesso tempo simmetrici e apparentemente casuali, delineati con pennellate che mostrano una grande libertà, sfruttando il piano di legno del tavolo per dare profondità a questo denso insieme di forme e colori. I toni caldi contrastano con i bianchi luminosi e spumosi, pieni di materia, come si può ben apprezzare, ad esempio, dal tocco riflesso sul vaso.

Strozzi, come pittore di nature morte autonome, è stato solo di recente riscoperto dalla critica, e infatti, il nostro dipinto è stato pubblicato per la prima volta nel 1985 da Bertina Suida Manning. Tuttavia, gli atti della causa intentata contro di lui dai cappuccini del suo ordine nel 1625-1626 dimostrano già che il pittore dipinge nature morte autonome (dette “verdure”) quando si trova ancora nella sua città natale. Fu il primo a Genova a dedicarsi a questo genere, senza dubbio stimolato dalla presenza di pittori fiamminghi di Anversa specializzati proprio in nature morte, in particolare Jan Roos (1591-1638) e suo cognato, Giacomo Liegi (1605 - 1640/45). Fuggito da Genova nel 1632-1633, Strozzi sviluppa questa produzione a Venezia, con il sostegno di collaboratori che promuovono le sue composizioni, come testimonia il suo inventario post mortem1. Daniele Sanguineti nota che la nostra composizione potrebbe essere identificata proprio all’interno del detto inventario nella voce: «quadretto piccolo di frutti et fiori»2.

Già nel 1984, prima della scoperta del nostro dipinto, Luigi Salerno aveva individuato e presentato un piccolo gruppo di nature morte che considerava opera del genovese3. A suo avviso, l’interesse di Strozzi per questo genere poteva essere dedotto dal magistrale dipinto Una cuoca (Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Rosso), in cui una giovane donna è circondata da pollame di ogni genere e dalle ghirlande di fiori che si vedono ne Il rapimento di Europa (Poznan, Museo Nazionale), L’allegoria dell’estate e dell’autunno (Dublino, National Gallery of Ireland) e Il giardiniere (collezione privata); in tutti i casi citati, le nature morte presenti nei dipinti, pur estremamente elaborate, sono di fatto attributi dei soggetti. La produzione di Strozzi di nature morte autonome è di altissima qualità e comprende brani magistralmente dipinti4.
Sebbene sia difficile datare la produzione di nature morte di Strozzi, Suida Manning, seguita da Sanguineti, collocano il nostro dipinto nella fase finale dell’attività del pittore, quando risiede a Venezia tra il 1633 e il 1644, mentre Camillo Manzitti propone di collocarlo ancora nel periodo genovese, intorno al 1620.

All’età di diciassette anni, l’artista sceglie la vita di clausura: entra in un convento e vi rimane per nove anni, fino alla fine del 1608 - inizio 1609; è quindi, per un periodo abbastanza lungo, lontano dalle botteghe dei pittori, frequentazione fondamentale per la formazione dell’artista. Aveva già appreso i rudimenti della professione dal genovese Cesare Corte (1550-1613), poi dal senese Pietro Sorri (1556-1622), che arriva a Genova alla fine del 1595, dove prolunga il suo soggiorno fino ai primi mesi del 1598. In convento sicuramente continua a dipingere, infatti fu grazie al suo talento in questo campo che ottenne il permesso di abbandonare l’abito da frate cappuccino per assumere quello di sacerdote, da cui il soprannome nella letteratura antica di “prete genovese”. Questo gli permette di lavorare per le due principali famiglie di mecenati genovesi, i Doria e i Centurione. Dai dipinti da cavalletto, Bernardo Strozzi passa così alla decorazione ad affresco su larga scala, culminata negli affreschi del coro della chiesa di San Domenico, commissionati dalla famiglia Doria, da Giovan Carlo e da suo cugino Giovanni Stefano. Di questa decorazione, quasi interamente distrutta (l’ultimo pagamento è attestato nel 1622), sopravvive un bozzetto preparatorio all’episodio centrale della volta, La visione di San Domenico (il paradiso), conservato a Genova presso il Museo dell’Accademia Ligustica. Tra la fine di aprile e la fine di luglio del 1625 potrebbe collocarsi un soggiorno dell’artista a Roma, viaggio sul quale Manzitti (2013) nutre forti dubbi. Il 1625 è anche l’anno in cui i Cappuccini lo portano in giudizio per aver esercitato illegalmente la professione di pittore, fuori dal convento. Richiamato in convento per evitare una possibile condanna, vi rimane per diciassette mesi prima di fuggire a Venezia nel 1632-1633.
Nella Serenissima, finalmente libero, esercita la sua arte con successo per undici anni. Qui la sua tavolozza diventa più luminosa e, sotto l’influenza di Paolo Veronese (1528-1588), più intensa. Le commissioni pubbliche e l’attività intensa lo spingono a collaborare con altri artisti, in particolare con il padovano Ermanno Stroiffi.

Note:
1 – Per l’inventario: Lino Moretti, L'eredità del pittore: l’inventario dei quadri “al tempo della sua morte”, in Bernardo Strozzi, Genova 1581/82 - Venezia 1644, catalogo della mostra a cura di Ezia Gavazza, Giovanna Nepi Sciré e Giovanna Rotondi Terminiello, Genova, Palazzo Ducale, 6 maggio - 6 agosto 1995, pp. 376-378.
2 – Daniele Sanguineti in Bernardo Strozzi, Genova 1581/82 - Venezia 1644, catalogo della mostra a cura di Ezia Gavazza, Giovanna Nepi Sciré e Giovanna Rotondi Terminiello, Genova, Palazzo Ducale, 6 maggio - 6 agosto 1995, pp. 230-231, n. 66.
3 – Luigi Salerno, La natura morta italiana 1560-1805, Roma, 1984, pp. 139-145 ; Luigi Salerno, Nuovi studi su la natura morta italiana, Roma, 1989, pp. 54-59; la questione delle nature morte è diventata essenziale nella considerazione del corpus dell’artista, si veda anche la monografia di Luisa Mortari, Bernardo Strozzi, Roma, 1995, pp. 174-177.
4 – Camillo Manzitti, Bernardo Strozzi, Torino, 2013, p. 150, n. 177, p. 195, n. 269, p. 207, n. 301, p. 244, n. 390.