Allegretto Nuzi
Fabriano, documentato dal 1346, morto nel 1373
San Simone apostoloTempera e oro su tavola, 23,5 x 17 cm
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PROVENIENZA
Collezione dei conti von Reischach, Schloss Riet, Vaihingen an der Enz-Riet (Ludwigsburg, Baden-Wüttemberg), Germania; 2008, collezione privata, Svizzera.
DESCRIZIONE
Allegretto Nuzi, fabrianese, si educò negli anni quaranta del Trecento prima a Siena, frequentando i fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti, poi a Firenze, nella cerchia di Maso di Banco e di Bernardo Daddi. Rientrando in patria, nelle Marche, operò in tutto il terzo quarto del secolo, innovando profondamente la pittura marchigiana. Questo pannello ben rappresenta la sua arte. Come Maso e gli ultimi giotteschi presenta una sagoma grandiosa, ma semplificata, giocando con l’intarsio di colori vivi e chiari, il giallo aranciato e il rosso, contro l’oro. Le pieghe sono essenziali e sfumate, per conferire morbidezza alla stoffa, il chiaroscuro è leggero. San Simone stringe un libro voluminoso con entrambe le mani: Allegretto vuole imitare le mani giottesche, dalla presa forte e sicura, ma le fa più affusolate, dalla presa un po’ sfuggente. Anche la monumentalità cupolata della sua figura è addolcita, segue una curva gentile, e il capo si inclina da una parte.
Il volto è costruito secondo geometrie regolari, ma curando in maniera quasi psicologica l’intensità dello sguardo, dagli occhioni dilatati, impastando nelle carni il colore di modo che il biancore lungo la canna nasale affiori leggermente e il volume della barba appaia soffice. In questi valori si capisce che egli ha assimilato qualcosa anche della tenerezza e del tono più spigliato dei senesi e in particolare dei fratelli Lorenzetti. Il suo linguaggio è quindi speciale, non riducibile né a Siena né a Firenze, rappresentando una via marchigiana al cosiddetto “dipingere dolcissimo e tanto unito” dell’ultimo Giotto e dei suoi allievi più sensibili.
La scritta che permette di identificare San Simone, delineata col pennello nero sull’oro del fondo, di qua e di là della sua figura, è identica in alcune tavolette di collezione privata che sappiamo venire dai pilieri laterali del polittico più complesso e ambizioso che egli abbia mai dipinto, verso il 1360, per l’altare maggiore della chiesa di Sant’Agostino a Fabriano. Si capisce poi, dal tassello triangolare aggiunto solo a sinistra, che questa triloba costituiva una bifora con un altro apostolo alla sua destra (con San Simone fa coppia San Giuda Taddeo, Fig. 1).
Un collegio apostolico era allora ospitato nei registri alti di questo polittico (Fig. 2), secondo una tipologia rastremata superiormente che possiamo ricostruire sulla base di simili modelli senesi (per esempio il polittico della Pieve di Arezzo di Pietro Lorenzetti), ma che rappresenta un unicum nella serie di polittici, a un solo registro, realizzati da Allegretto Nuzi.