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Paolo Veneziano

Documentato a Venezia dal 1310 al 1358

Il re di Bretagna, padre di Sant'Orsola, in preghiera

Tempera su tavola, fondo oro, 21.5 x 25.5 cm 1310 / 1320

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Fig. 1

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Fig. 2

PROVENIENZA


Vendita Bisman, Hôtel des Ventes du Vieux Palais, Rouen, 18 giugno 2017, lotto 16 (come Scuola dell’Italia settentrionale, XV secolo); 2017, collezione privata.
 

BIBLIOGRAFIA


Inedito.

DESCRIZIONE


Questa deliziosa tavoletta è opera del giovane Paolo Veneziano, il più influente pittore in laguna durante la prima metà del Trecento. Qui è narratto un episodio della vita di Sant’Orsola, giovane principessa vissuta verosimilmente tra IV e V secolo d.C., martirizzata a Colonia per mano degli Unni di Attila. Figlia di un re bretone, accettò di sposare il figlio del re di Britannia, pagano, a condizione che questi si convertisse al cristianesimo. La scena rappresentata nella tavoletta – il momento in cui Mauro, padre di Orsola, si raccoglie in preghiera dopo la richiesta del re pagano – costituisce un passaggio di sofferta intimità per il protagonista, costretto a scegliere tra la volontà della figlia di consacrarsi a Dio e la possibilità di scongiurare una guerra contro il proprio regno. Mauro è inginocchiato in atteggiamento devoto davanti a un altare su cui è collocata una croce impreziosita di perle e oro. L’altare è rivestito da una tovaglia finemente ricamata e da un paliotto decorato con vivaci motivi geometrici. L’altare è incastonato in una piccola struttura absidata, mentre sullo sfondo si erge un muro alleggerito da eleganti fregi vegetali, archetti e pilastrini classici con mensole. Sul fondo oro, accanto a due agili alberi, corre l’iscrizione: «hic oravit pater sancte Ursule» («Qui pregò il padre di Sant’Orsola»). Vestito con tunica rossa e mantelletta, il re ha un piglio energico, protendendo in avanti verso la croce nel fervore religioso, e le pieghe della veste assecondano con naturalezza e disinvoltura il movimento del corpo.
Paolo Veneziano deve aver realizzato l’opera all’incirca nel 1310-1320, al tempo delle Storie della vita della Vergine del Museo Civico di Pesaro1, con le quali si possono istituire stringenti confronti, specie nella carica espressiva dei volti e nell’assenza di meccanismi esecutivi tipicamente bizantini, ormai sostituiti da una più morbida fusione delle stesure pittoriche. Le Storie della vita della Vergine sono tra le più precoci testimonianze dell’attività del pittore, in cui emerge l’influenza da motivi giotteschi padovani, che si stanno diffondendo anche a Venezia. Nonostante la grande autorevolezza di Paolo in Laguna, la sua prima attività è ancora controversa e talvolta, a causa dell’utilizzo degli stessi modelli figurativi, difficilmente distinguibile da quella di altri maestri operanti a suo stretto contatto, all’interno di una bottega a conduzione familiare. 
La tavola qui presentata è praticamente sovrapponibile per impaginazione spaziale ed elementi compositivi e decorativi allo stesso episodio di un dossale già in collezione Queroy (Parigi, fino al 1907; fig. 1), oggi di ubicazione ignota, con la variante della presenza di Orsola inginocchiata accanto al padre (fig. 2). Il dossale Queroy, tuttavia, non può essere considerato un dipinto autografo di Paolo e va verosimilmente assegnato alla mano del Maestro di San Pantalon, pittore forse più anziano, ma pure di notevole livello qualitativo e capace di straordinarie invenzioni compositive, come nel caso del secondo dei tre episodi del viaggio di Orsola, con Sant’Orsola che governa la nave mentre una compagna, affranta dalla fatica, cade addormentata, dove l’imbarcazione viene raffigurata in preda alla furia delle onde, con le vele gonfie e l’albero piegato fino quasi a spezzarsi.
Una tavoletta conservata in una collezione privata a Bergamo corrisponde invece al primo degli episodi del viaggio nel dossale Queroy2, con Sant’Orsola sulla nave che impartisce istruzioni alle sue compagne. Secondo Rodolfo Pallucchini, la tavola in questione «ne ripete il motivo compositivo, semplificando la struttura del naviglio, ed è vicina anche stilisticamente»3. In realtà, pur presentando un solo albero e una vela più rigida, la tavoletta bergamasca rivela una descrizione più analitica in alcuni dettagli, come le cinghie delle sartie o la resa prospettica del cassero di poppa. E’ verosimile che il dipinto bergamasco e la tavoletta qui analizzata costituissero due frammenti di una tavola agiografica dedicata a Sant’Orsola, assai simile al dossale Queroy ma cronologicamente anteriore, eseguita da Paolo Veneziano nel corso del secondo decennio del Trecento e destinata a fungere da modello per le repliche di bottega.
Allo stesso periodo in cui sono stare realizzate le Storie della vita della Vergine appartiene anche la pala di San Donato con il podestà Donato Memo e sua moglie, datata 1310 e proveniente dalla chiesa dei Santi Maria e Donato a Murano (Venezia, Museo Diocesano)4. Il volto del donatore, nella loro marcata individuazione fisionomica, si accordano, per intensità espressiva, allo sguardo penetrante di re Mauro (Fig. 3).
La tavoletta in esame rappresenta, pertanto, un tassello importante per definire i caratteri della ancora problematica produzione giovanile di Paolo Veneziano, contraddistinta da un tratto energico, una grande tensione vitale, e, più in generale, un avvicinamento alle istanze figurative di terraferma, in particolare ai modelli giotteschi padovani: una produzione non sempre agevolmente distinguibile nel contesto di una bottega articolata, in cui operavano maestri con culture figurative sensibilmente diverse, ma accomunati dall’uso di modelli e repertori iconografici condivisi.

Non si conosce la data di nascita di Paolo Veneziano, documentato a Venezia per la prima volta nel 1310. Appartenente a una famiglia di pittori, è figlio di Martino e fratello Marco; la sua prima opera datata risale al 1333, quando esegue il polittico per la chiesa francescana di San Lorenzo a Vicenza, con uno stile in equilibrio tra istanze gotiche e paleologhe. Nel quinto decennio dipinge la tavola, a forma di lunetta, sovrastante il monumento funerario del doge Francesco Dandolo nella chiesa dei Frari a Venezia: questa commissione sancisce la definitiva consacrazione sulla scena artistica lagunare. A capo di una prolifica bottega, l’ultima opera datata di Paolo risale al 1358 quando, insieme al figlio Giovanni, firma l’Incoronazione della Vergine oggi alla Frick Collection di New York. Non sono noti l’anno e luogo di morte di Paolo, che risulta già scomparso nel 1362.


Note:
1 - Evelyn Sandberg Vavalà, Maestro Paolo Veneziano, «The Burlington Magazine», LVII, 1930, p. 177; Rodolfo Pallucchini, La pittura veneziana del Trecento, Venezia-Roma 1964, figg. 19-23; Michelangelo Muraro, Paolo da Venezia, Milano 1969, p. 132, figg. 67-72; Alessandro Marchi, in Il Trecento Adriatico. Paolo Veneziano e la pittura tra Oriente ed Occidente, catalogo della mostra (Rimini, Castel Sismondo, 19 agosto – 29 dicembre 2002), a cura di Francesca Flores d’Arcais, Giovanni Gentili, Cinisello Balsamo 2002, pp. 146-147.
2 - Michelangelo Muraro, Paolo da Venezia, Milano 1969, p. 106, fig. 88; Francesca Flores d’Arcais, in Il Trecento Adriatico. Paolo Veneziano e la pittura tra Oriente ed Occidente, catalogo della mostra (Rimini, Castel Sismondo, 19 agosto – 29 dicembre 2002), a cura di Francesca Flores d’Arcais, Giovanni Gentili, Cinisello Balsamo 2002, pp. 150-151; Filippo Pedrocco, Paolo Veneziano, Milano 2003, pp. 168-169; Miklós Boskovits, Paolo Veneziano: riflessioni sul percorso (Parte I), in «Arte Cristiana», XCVII, 851, 2009, p. 89, nota 21.
3 - Rodolfo Pallucchini, La pittura veneziana del Trecento, Venezia-Roma 1964, p. 27.
4 - Ivi, figg. 16-18; Silvia Pichi, in Torcello, alle origini di Venezia tra Occidente e Oriente, catalogo della mostra (Venezia, Museo Diocesano, 29 agosto – 10 gennaio 2010), a cura di Gianmatteo Caputo, Giovanni Gentili, Venezia 2009, pp. 174-175, cat. 61.